Un po’ di numeri sull’energia nel mondo nel 2018

Negli ultimi giorni di marzo è stato pubblicato il report dell’International Energy Agency “Global Energy and CO2 Status Report 2018“. Ecco alcuni dei dati più interessanti, accanto ad alcune notizie provenienti dai mercati, per capire come si muove il mondo dell’energia verso il traguardo del 2020.

Nel 2018, la domanda di energia è cresciuta del 2,3%, l’incremento più significativo di questo decennio, trainata da un’economia globale forte e da accresciuti fabbisogni, sia per il riscaldamento che per il raffrescamento, in molte regioni del mondo.

Il gas naturale rafforza il suo ruolo di leader nel mercato energetico mondiale, segnando un incremento della domanda del 4,6% , con una crescita molto importante soprattutto in USA e Cina, dove circa 1/5 della nuova domanda è utilizzata in sostituzione del carbone.

Purtroppo, il carbone resta protagonista (+0,7% di domanda), soprattutto nei Paesi asiatici (india, Vietnam, Indonesia..): allo stesso tempo, la Cina si conferma leader nelle fonti rinnovabili, che segnano un incremento del 4% della domanda di energia (il 45% di crescita nella generazione elettrica). L’elettricità prodotta da fotovoltaico è cresciuta del 31% (secondo anno record consecutivo) nonostante un lieve rallentamento della nuova capacità installata in Cina (44 GW contro i 53 GW del 2017), ma con un trend di crescita in Europa e USA. La maggiore produzione di energia elettrica da rinnovabili, dopo l’idroelettrico, resta appannaggio della fonte eolica che segna un 12% su scala globale.

Il mix energetico mondiale per la produzione di energia elettrica nel 2018 è ancora dominato dalle fonti fossili, soprattutto carbone (38%) e gas (23%) mentre le rinnovabili inseguono al 26% (19% biomassa e idro + 7% solare ed eolica).

L’intensità energetica è diminuita dell’1,3% ma per il terzo anno consecutivo si riscontra un valore inferiore a quello degli anni 2014-2016, testimoniando il rallentamento delle politiche a favore dell’efficienza energetica e la crescita delle economie più energy intensive.

Il risultato di questo scenario è un’ulteriore crescita dell’1,7% delle emissioni di gas serra legate alla produzione dell’energia, che raggiungono il massimo storico di 33 Gt, nonostante il tema delle emissioni di gas serra – e in generale le questioni ambientali – siano tornate a essere presenti anche nei media mainstream. 

Notizie incoraggianti arrivano, per una volta, dagli ambienti finanziari: è dei primi giorni di aprile, la decisione del Fondo Pensione Sovrano Norvegese (il più ricco al mondo, con oltre 1 triliardo di dollari di dotazione) di raddoppiare fino a 14 miliardi di dollari gli investimenti in impianti da fonti rinnovabili non presenti in borsa. Questa mossa segue la scelta, operata nel 2015, di disinvestire 6,5 mld di dollari dal carbone e 8 miliardi nel 2019 da società coinvolte nella ricerca e sviluppo di giacimenti di petrolio e gas. Anche il Fondo Sovrano Arabo, ha recentemente ceduto la sua ultima partecipazione in aziende legate al settore oil&gas per un valore di quasi 70 Mio di dollari.

Nel 2018, per la prima volta nella storia, gli investimenti in rinnovabili dei principali fondi sovrani, attestandosi a 5,8 miliardi di dollari, hanno avvicinato il valore di quelli in idrocarburi pari a 6,4.

Sembra quindi che investire in rinnovabili sia, sempre più fortemente, un trend (e una necessità) globale. Anche noi, nel nostro piccolo, vogliamo fare la nostra parte.