TEE: cosa cambia (nuovamente) con il Decreto Correttivo?

Lo abbiamo annunciato con una breaking news: l’11 luglio è finalmente entrato in vigore il Decreto che modifica ed aggiorna il meccanismo dei TEE. Numerose le conferme di quanto già anticipato nel nostro articolo di marzo, ma anche importanti novità. Vediamo insieme le principali.

Baseline. Forte allentamento dell’addizionalità: per gli interventi di sostituzione, viene riconosciuto un numero di TEE pari al risparmio generato tra configurazione ex post ed ex ante. Nelle nuove installazioni, invece, il beneficio è calcolato in relazione al consumo di riferimento, cioè ad un valore medio di mercato. Nei due casi variano i periodi di erogazione: il retrofit è incentivato per meno anni.

FER non elettriche. Potenziata la loro applicabilità: anche in questo caso sparisce il vincolo dell’addizionalità: per ottenere TEE basta generare un risparmio di energia non rinnovabile.

Cumulabilità. Potenziata e chiarita: esclusa con gli incentivi statali, ad eccezione di fondi di garanzia, fondi di rotazione, contributi in conto interesse e detassazione del reddito di impresa riguardante l’acquisto di macchinari ed attrezzatture. In quest’ultimo caso, tuttavia, il numero di TEE ottenibili è dimezzato.

Progetti. 30 nuovi interventi “a consuntivo” ammissibili (oggi l’elenco ne conta 73, tra cui sistemi per l’illuminazione, motori elettrici, forni, recuperi termici) a cui si aggiungono le schede standard. A tal proposito: la dimensione minima resta 5 TEP, <<fatto salvo quanto indicato nelle tipologie di progetto PS approvate>>.

Retroattività. Positiva: le schede standard pubblicate sono applicabili a tutti gli interventi la cui realizzazione è iniziata dopo l’entrata in vigore del DM 11/01/17.

Contributo tariffario. Previste nuove modalità di calcolo che tengano conto anche dei prezzi registrati nelle transazioni bilaterali, se inferiori a 250 €/TEE. Il valore massimo di riconoscimento, in ogni caso, è posto pari a 250 €/TEE.

Soggetti obbligati (SO). Non potevano mancare misure a supporto della domanda: concessa maggiore flessibilità ai SO, che avranno più tempo per adempiere agli obblighi senza incorrere in sanzioni e la possibilità di acquistare direttamente dal GSE TEE non derivanti dalla realizzazione di progetti (ma a costi significativi e rispettando condizioni stringenti).

Quali effetti è lecito attendersi?

I requisiti per la conformità dei progetti restano complessi, ma ciò aiuterà a selezionare le ESCo – e quindi gli interventi – realmente meritevoli.

Il superamento del tema dell’addizionalità, l’estensione della cumulabilità con altri contributi e l’ampliamento del numero di interventi ammissibili (con contestuale pubblicazione delle schede standard, seppur poco numerose) dovrebbero aiutare a rimpolpare un’offerta di TEE attualmente insufficiente per coprire gli obblighi dell’anno corrente.

L’introduzione di un cap al contributo tariffario è una misura estrema, ma ad oggi opportuna per limitare i costi del sistema. L’altra novità riguarda la previsione di considerare i prezzi degli scambi bilaterali nel calcolo del suddetto contributo, nonostante ARERA avesse già segnalato, nel proprio parere di Aprile, il concreto <<rischio che tali prezzi siano poco rappresentativi del valore dei TEE rispetto agli scambi effettuati nel mercato organizzato>>. Ma a prescindere da quale sarà l’impatto, resta il fatto che un meccanismo virtuoso si regola da sé: perché non prevedere misure soltanto transitorie, in attesa dell’incremento dell’offerta?

Transitorietà che sarebbe stato lecito aspettarsi anche nelle misure dedicate ai SO, almeno per quanto riguarda la possibilità di acquistare TEE “fittizi” dal GSE. Un provvedimento dirompente ma impostato bene, poiché dovrebbe aiutare nell’obiettivo di “tranquillizzare” la domanda (e quindi i prezzi) pur configurandosi, visti costi e requisiti necessari, come extrema ratio.

Gli obiettivi sono chiari: aumentare i risparmi energetici e ridurre i costi. Più efficienza di così…

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