Quando trivellare è ok: la geotermia a bassa entalpia

La parola geotermia non è molto conosciuta nel nostro Paese, nonostante l’Italia, a Larderello, sia stata la prima nazione al mondo a sfruttare per scopi energetici il calore della Terra. Ancor meno diffusa è la parola entalpia, che deriva dal greco antico e significa “calore interno”. In questo post vorremmo spiegarvi perché queste due parole, in verità, interessano tutti noi.

Che cos’è

La geotermia è l’energia generata per mezzo di fonti geologiche di calore: sottoterra, la temperatura aumenta di circa 3°C ogni 100m di profondità perché il nostro pianeta ha un nucleo di magma incandescente, la cui energia risale fino a noi gratuitamente, anche se ce ne ricordiamo solo quando causa catastrofi come i terremoti e le eruzioni vulcaniche. La potenza di una fonte geotermica, è descritta da una grandezza che si chiama entalpia: le fonti ad alta entalpia (come i soffioni di Larderello o i geyser che hanno reso celebre l’Islanda) per essere sfruttate richiedono la costruzione di vere e proprie centrali elettriche in prossimità del luogo in cui l’energia viene liberata. La geotermia a bassa entalpia, invece, è presente ovunque sotto i nostri piedi, ha una potenza molto più bassa che non causa disastri, e può essere sfruttata per riscaldare (e raffrescare) un edificio, in modo molto efficiente e sicuro.

Come funziona in pratica

Già a 15-18 metri sotto il livello stradale, il terreno ha una temperatura costante e pari circa alla temperatura media esterna nell’anno. In Italia questo valore è intorno a 14°C, quindi il terreno è più caldo dell’aria esterna durante la stagione invernale e più fresco durante la stagione estiva.

Per sfruttare questo serbatoio energetico naturale è sufficiente far circolare un fluido termovettore a base d’acqua in apposite tubazioni in polietilene inserite nel terreno fino a una profondità di 90-180 m e collegate a una pompa di calore posta in superficie. Il terreno viene perforato con metodi ad aria compressa, o a circolazione d’acqua e fango bentonitico, e nei fori vengono inseriti tubi a U successivamente riempiti con il fluido termovettore, creando un circuito che si chiude con la pompa di calore.

La pompa di calore ha il compito di completare il salto termico necessario ed inviare l’acqua alla giusta temperatura ai terminali posti nell’ambiente da climatizzare. In altre parole, durante l’inverno la pompa di calore riceve un fluido a 14°C e, tramite un sistema di compressore e assorbitore, ne trasferisce l’energia all’acqua del circuito di riscaldamento. Durante l’estate il sistema funziona all’inverso trasferendo al sottosuolo il calore estratto dai locali da climatizzare.

Quella descritta, in verità non è l’unica tipologia di impianto realizzabile: lo scambio energetico può avvenire anche con circuiti distribuiti orizzontalmente e posti alla profondità di pochi metri (es. sotto il giardino di una villetta) o realizzando un circuito aperto con la falda acquifera, dove essa è disponibile. Si tratta quindi di impianti con una certa versatilità che possono essere adattati all’esigenza del sito, con rese e costi da valutare di volta in volta.

Un impianto di successo

Qualunque sia la configurazione impiantistica, la geotermia a bassa entalpia è in grado di produrre ottimi risultati in termini di risparmio energetico, economico e di riduzione delle emissioni, a condizione che sia dimensionato in modo corretto e realizzato con perizia e materiali di qualità. La pompa di calore è, al momento, la tecnologia più efficiente per la produzione di calore (o di “freddo”) proprio perché sfrutta una fonte energetica gratuita presente nell’ambiente.

Nel funzionamento in riscaldamento, un sistema con pompa di calore geotermico è molto più efficiente di tutti i sistemi più comunemente installati: possiamo considerare un miglioramento dell’efficienza dell’80% rispetto ad una caldaia a gasolio, del 60% rispetto al GPL e di ben il 40% rispetto al gas metano. In termini economici, il risparmio si riduce un po’ perché l’energia elettrica è più costosa dei combustibili fossili, ma ha il pregio di poter essere in tutto o in parte autoprodotta, ad esempio installando un impianto fotovoltaico.

Per fare un rapido esempio numerico*, immaginiamo un condominio che consuma 50.000 mc/anno di gas metano per il riscaldamento di tutti gli appartamenti e le aree comuni: avrà una bolletta di circa 37.500 €/anno. Per produrre la stessa quantità di calore però, una pompa di calore consuma circa 140.000 kWh/anno, per una spesa di 27.000 €/anno. Il risparmio economico è del 30%.

Cosa può fare Samandel

Samandel è in grado di realizzare impianti geotermici a bassa entalpia attraverso la stipula di un contratto di rendimento energetico. Samandel si fa carico al 100% dell’investimento e rientra del proprio capitale trattenendo una parte del risparmio economico realizzato dal nuovo impianto. Samandel può vantare all’interno del gruppo VEOS Spa, di cui è parte, la presenza di aziende leader nel settore della progettazione di impianti geotermici a bassa entalpia e nella produzione di pompe di calore.

*il valore dei vettori energetici è calcolato attraverso il portale offerte dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente