Ottimisti col mezzo pieno

Il 2028 sarà l’anno in cui alle case produttrici converrà più produrre un mezzo a trazione elettrica rispetto ad un veicolo a motore a scoppio: saremo in grado di realizzare le infrastrutture necessarie nei prossimi 10 anni? Questa è la vera sfida che ci attende.

Una stazione di ricarica è un apparecchio collegato alla rete tramite presa elettrica o scatola di derivazione. La sua forma più classica è quella di un erogatore della pompa di benzina dotato di uno o più cavi oppure di uno o più connettori da collegare con cavo portatile al veicolo. Su questi erogatori, spesso chiamati “colonnine”, sono disponibili indicatori LED e interruttori che aiutano a gestire il ciclo di carica. Alcuni tipi di stazioni di ricarica vantano funzionalità aggiuntive come: misurazione dell’energia, integrazione dei pagamenti elettronici, sistema di accesso controllato tramite carta e connettività al cloud. Oltre a gestire varie forme di pagamento o abbonamento questi sistemi intelligenti possono monitorare parametri del veicolo connesso e scegliere una curva di ricarica ad hoc e trasmettere quindi l’alimentazione alternata al veicolo in modo sicuro.

A prima vista, caricare un’auto elettrica sembrerebbe essere un processo semplice: basta effettuare il plug-in a un caricatore collegato alla rete elettrica. Tuttavia, non è proprio così banale. Per esempio, alcuni caricatori sono più veloci di altri e diverse auto elettriche hanno diversi tipi di porte di ricarica.
In realtà, il dispositivo di ricarica effettivo viene installato in fabbrica nell’automobile ed è chiamato “caricatore di bordo”. Si tratta di un convertitore AC-DC che carica la batteria nel veicolo con velocità che può variare: i caricatori di bordo più comuni sono da 6,6 kW sui veicoli elettrici a batteria e da 3,3 kW sui veicoli elettrici ibridi plug-in.

Per quanto riguarda invece le “colonnine”, salvo qualche caso di sistema “riadattato” per presa a muro (livello 1: 120V, da 1,2 a 2kW), tutte quelle disponibili in Europa sono di livello 2: 240V, da 7,2 a 19,2 kW e non possono essere collegati a una presa a muro standard, ma richiedono un’installazione professionale. Esse possono completare un ciclo di ricarica di una batteria per auto elettrica anche entro le tre ore e ciò li rende un’opzione ideale per i pendolari che necessitano di una ricarica rapida e per le aziende che desiderano offrire ai clienti postazioni di ricarica mentre sono impegnati negli acquisti o stanno consumando un pasto.

Infine, esistono anche caricatori di livello 3, come il celebre Supercharger di Tesla, che offrono ricariche direttamente in DC fino a 450 V con tempi di ricarica di circa 20 minuti per una percorrenza che, a seconda del veicolo, può arrivare a 100 km. Questo tipo di caricatori non ha ancora uno standard universale e presenta alti costi di infrastruttura, per cui sta avendo uno sviluppo molto lento.

Nonostante il lento sviluppo, c’è da scommettere che la rete di ricarica delle auto elettriche sarà parte integrante della rete elettrica del futuro, in cui le batterie delle stesse auto forniranno capacità di accumulo dell’energia prodotta in modo discontinuo dalle fonti rinnovabili, secondo il modello della generazione distribuita. Per molti esercizi commerciali, provvedere alla ricarica delle auto elettriche dei clienti, diventerà presto un segno distintivo. Ci siamo già abituati ai carpot con coperture fotovoltaiche installati nei parcheggi aziendali o di centri commerciali che sono un esempio di infrastruttura pronta ad integrarsi a sistemi di accumulo e stazioni di ricarica per mezzi elettrici, ma altre opportunità potrebbero venire dalla cogenerazione, che in un centro sportivo, potrebbe produrre energia termica per scaldare l’acqua della piscina ed energia elettrica per ricaricare le auto degli abbonati.