L’International Energy Agency dice che c’è bisogno di noi

Il nuovo Energy Efficiency Report 2018 dell’International Energy Agency parla molto delle ESCo e del loro ruolo per sostenere l’efficienza energetica in tutti i settori: lo abbiamo letto per voi.

In estrema sintesi, l’IEA conferma che l’efficienza energetica è in grado di generare enormi benefici economici e ambientali, ma il suo potenziale di sviluppo risulta ancora inespresso per investimenti insufficienti e mal direzionati, e mancanza di normative adeguate. Non tutto però è da buttare, perché già oggi si possono osservare i benefici di uno sviluppo più efficiente: a partire dal 2000, l’efficienza energetica ha evitato un aumento del consumo di energia globale del 12%, pari al consumo aggregato di Giappone e India. Da qui al 2040, applicando le tecnologie già disponibili, l’efficienza energetica potrebbe permettere di mantenere i consumi energetici attuali, a fronte di un aumento del PIL mondiale del 40%.

Investimenti

Sviluppare tutto il potenziale dell’efficienza energetica richiederebbe, ovviamente, forti investimenti. Tra il 2017 e il 2025 sarebbe necessario duplicare il livello di investimenti annui attuali, arrivando a 584 miliardi di dollari all’anno, e poi duplicarli ancora fino a 1.300 miliardi di dollari dal 2025 al 2040, perché le opzioni più costose sarebbero realizzate successivamente. Tanti soldi? Certo, ma per ogni dollaro investito, se ne risparmierebbero mediamente 3 tra cui: 2 dollari di risparmio per 1 investito nei trasporti, 2,4 negli edifici e addirittura 7 dollari per 1 investito nei motori elettrici per il settore industriale .

Investimenti nel settore industriale

Tra il 2016 e il 2017, gli investimenti in efficienza energetica nelle industrie sono calati dell’8%, mentre anche in questo ambito è la Cina a farla da padrone, rappresentando da sola il 40% degli investimenti globali in efficienza, segno che il gigante asiatico non conquista competitività solo grazie ai bassi salari. La maggior parte degli investimenti per l’efficienza sono realizzati dalle imprese con proprio capitale, col risultato che essi competono per il capitale con altri investimenti di miglioramento del core-business aziendale e attesa di altri tassi di rientro. Secondo l’IEA quindi è fondamentale che le imprese imparino a diversificare le proprie risorse finanziare per l’efficienza, superando il preconcetto che gli investimenti in efficienza siano complessi e rischiosi, ricorrendo a strumenti come i green bonds e le Energy Service Company. Il mercato delle ESCo è cresciuto dell’8% nel 2017 sfiorando i 30 miliardi di dollari e in Asia esse sono già grandi protagoniste dell’efficienza energetica nelle industrie, mentre in Europa si rivolgono soprattutto al mercato degli edifici non residenziali. Sarebbe necessario invertire questa tendenza, anche attraverso politiche che spingano le imprese a comprendere i benefici della riduzione dei rischi collegati all’investimento tramite ESCo.

Politiche

L‘intervento dei policymaker, appunto, è fondamentale anche per stabilire nuovi standard di efficienza obbligatori per tutti i settori: finora quasi tutti gli sforzi si sono concentrati sul settore dei trasporti, e certamente non a torto, visto che la mobilità è l’ambito in cui si sono avuti i minori progressi dal 2000 ad oggi rispetto all’industria e al settore residenziale. Tuttavia gli sforzi non possono fermarsi qui: è stato calcolato che se tutti i Paesi avessero adottato le regole sugli standard di efficienza dei motori elettrici contemporaneamente ai primi a farlo, oggi il consumo globale di elettricità nelle industrie sarebbe il 16% inferiore. Una bella cifra! Del resto oggi, solo il 36% dei consumi energetici delle industrie è sottoposto a vincoli legislativi. Come già accennato, il ruolo dei legislatori è fondamentale anche per sostenere strumenti di finanza alternativi come green bonds e il modello di business delle ESCo.

Target

Confermando quello che già avevamo riportato in un precedente post, anche il report dell’IEA sottolinea come il maggior potenziale di efficienza nell’industria, va ricercato tra i non energy-intensive, o come diremmo in Italia, tra i non-energivori. Può sembrare una contraddizione, ma è proprio dove l’energia non viene percepita come un fattore produttivo primario, che si nascondono le maggiori inefficienze. Addirittura, entro il 2040, le industrie manifatturiere non energivore potrebbero ridurre i propri consumi del 40% utilizzando tecnologie già disponibili: in altre parole stanno pagando una bolletta più salata del 40% solo per immobilità. Addirittura, in industrie come il tessile, l’automotive e la filiera agro-alimentare, il potenziale di efficienza è di oltre il 70% con due tecnologie semplici e già largamente disponibili nel ruolo di protagoniste: le pompe di calore per generare acqua calda a bassa temperatura al posto di caldaie a combustibili fossili, e i motori elettrici di ultima generazione.

Energy management system

Un altro aspetto su cui il report insiste è la necessità di implementare degli EMS – Energy Management System – o Sistemi di Gestione dell’Energia a supporto degli investimenti in nuovi macchinari. Secondo IEA, gli EMS sono strumenti efficaci per sviluppare una maggiore consapevolezza, e quindi migliori comportamenti, proprio nelle aziende non energivore in cui l’attenzione ai consumi è inferiore al necessario. La certificazione ISO 50001, lo standard per la gestione dell’energia, è stata adottata da circa 23.000 imprese nel mondo, e una buona parte di esse è in Germania, dove l’adozione di un sistema di gestione certificato permette di accedere ad una serie di riduzioni dei costi di energia e gas. A prescindere da questi incentivi, le aziende dovrebbero comprendere che l’adozione di un EMS è sempre accompagnato da un rapido risparmio dovuto alla migliore identificazione, valutazione e implementazione delle opportunità di efficienza. Secondo la United Nations Industrial Development Organization, l’adozione di un sistema ISO50001 comporta risparmi tra l’1% e il 19% dei consumi complessivi grazie alla migliore consapevolezza degli operatori e alla gestione più attenta dell’energia.