Le scarpe di Ronaldo e la ricerca perdite dell’aria compressa

Il paradosso delle attrezzature

Immaginiamo di essere un calciatore amatoriale e di vestirci esattamente come Ronaldo, di acquistare la stessa divisa e le stesse scarpe, di recarci da uno sponsor e pretendere lo stesso cachet. Ovviamente verremmo cacciati in malo modo in quanto, pur avendo lo stesso equipaggiamento del famoso calciatore portoghese, non avremmo mai gli stessi risultati in ambito sportivo. Inoltre, vedendo la nostra scarsa prestazione, nessuno penserebbe ad un difetto delle scarpe, ma tutti darebbero la colpa alla nostra poca preparazione atletica e al minor talento.

Ovviamente è un esempio assurdo, ma è quello che comunemente succede nel campo degli ultrasuoni Airborne. Spesso si tende a pensare che basti l’acquisto di un buon strumento per ottenere risultati eccellenti, senza considerare le capacità di chi lo dovrà utilizzare. Per questo la scelta dell’operatore che dovrà utilizzarlo è basata sul prezzo, il minore possibile, e non sulla sua esperienza o sulla base del livello di certificazioni che possiede. Ciò comporta che al mancato raggiungimento degli obbiettivi si incolpi, erroneamente, la tecnologia utilizzata. Insomma, l’esatto opposto dell’esempio paradossale del finto Ronaldo.

Cosa sono gli ultrasuoni Airbone e a cosa servono

Gli ultrasuoni Airborne sono una tecnologia innovativa e trovano numerose applicazioni in diversi campi della manutenzione industriale e del risparmio energetico. Inoltre, in un piano di manutenzione industriale, sono perfettamente integrabili ad altre analisi non distruttive più note come la termografia e l’analisi delle vibrazioni.

Un buon strumento è in grado di captare e registrare la più piccola emissione ultrasonora proveniente dal componente che si vuole utilizzare. Successivamente può essere analizzata dall’operatore per identificare l’origine dell’emissione, effettuando un’analisi delle frequenze caratteristiche attraverso la trasformata di Fourier (FFT). In questo modo è possibile confrontare lo spettro dell’emissione ultrasonica con la firma caratteristica di un’anomalia di origine elettrica o meccanica, analogamente a quanto avviene per l’analisi delle vibrazioni. Le capacità dell’operatore unite alla sua esperienza, dunque, consentono di definire se l’emissione ultrasonica sia dovuta ad un guasto oppure no.

Resta da chiarire cosa può essere analizzato con questa tecnologia. La risposta è semplice: tutto ciò che ha un’emissione negli ultrasuoni. Gli ultrasuoni trovano impiego nel controllo della condizione di cuscinetti meccanici, scaricatori di condensa, valvole, nell’ottimizzazione della lubrificazione, nella ricerca delle perdite (aria compressa, azoto e gas tecnici), nel controllo di tenuta di serbatoi e scambiatori di calore e nel controllo di componenti elettrici di AT e MT (sottostazioni elettriche, pannelli chiusi e trasformatori a olio e a resina). Il tutto senza interferire sul ciclo produttivo.

Parlando brevemente, per esempio, della ricerca perdite negli impianti di aria compressa, l’analisi con ultrasuoni è possibile in quanto la fuoriuscita di un fluido in pressione genera un’emissione nel campo degli ultrasuoni. In questo modo è possibile individuare una perdita non udibile anche in un ambiente che risulta rumoroso all’orecchio umano. Tuttavia, anche in questo caso, le competenze dell’operatore risultano fondamentali. Infatti, la semplice individuazione delle perdite è completamente inutile senza la corretta quantificazione di quest’ultime e ad un processo metodico e organizzato che possa portare alla rapida sostituzione dei componenti difettosi in ottica di costi/benefici. Il saving infatti si genera riparando le perdite in tempi brevi. La ricerca perdite dunque è solamente un primo passo di un processo globale di efficientamento che coinvolge tutta la sala e l’impianto di distribuzione di quest’ultima.