Il riscaldamento globale e noi

Non c’è niente di male nell’affermare che la prima ragione per cui un’impresa deve puntare sull’efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili è risparmiare risorse economiche, ma è almeno altrettanto importante che mentre si risparmia, si contribuisce a combattere una delle sfide più grandi del nostro tempo. Ce lo ricorda ancora una volta l’IPCC, nel report pubblicato all’inizio di ottobre: lo abbiamo letto da cima a fondo per vedere in che modo energia e cambiamento climatico sono collegate.

La premessa

Il riscaldamento globale generato dall’uomo, al 2017 ha portato ad un innalzamento di 1°C della temperatura media terrestre rispetto ai livelli pre-industriali, ma nel decennio appena trascorso il 20-40% della popolazione mondiale ha vissuto almeno una stagione con temperature di 1,5°C sopra la media. Secondo gli scienziati, arrivare a questa soglia è ormai inevitabile, ma possiamo fare in modo di non salire oltre. L’ultimo report dell’IPCC risponde a due domande: contenere il riscaldamento a +1,5°C farebbe una grossa differenza rispetto a +2°C? È un traguardo raggiungibile e in che modo?

Contenere il riscaldamento a +1,5°C farebbe una grossa differenza rispetto a +2°C?

La risposta è sì. Limitarsi a +1,5°C potrebbe significare, ad esempio, salvare dalla completa scomparsa le barriere coralline e il loro ruolo negli ecosistemi marini, ridurre il livello di acidificazione degli oceani, dimezzando la perdita di produttività del settore ittico (-1,5 milioni di tonnellate di pesce all’anno vs 3 milioni/anno). O ancora, a +1,5°C l’innalzamento dei mari al 2100 sarebbe di 10 cm inferiore allo scenario +2°C quindi le persone che soffrirebbero di questo fenomeno sarebbero 10 milioni in meno.

Limitarsi a +1,5°C è un traguardo raggiungibile e in che modo?

Questa risposta è più complessa, perché non dipende solo da modelli matematici, ma dal comportamento delle persone e dei governi. Una cosa però è certa: esistono diverse strade per arrivare all’obiettivo ma tutte hanno in comune la necessità di un significativo cambio di rotta nella produzione e nell’uso di energia, da verificarsi entro il 2050.

Dovrà aumentare fortemente l’uso di energia elettrica anche in servizi in cui c’è un uso prevalente di altri vettori energetici (trasporti, riscaldamento). Al tempo stesso, l’energia elettrica dovrà avere un’intensità carbonica molto inferiore rispetto ad oggi, cioè bisognerà cambiare il modo di produrla. Alcuni scenari prevedono la quasi totale scomparsa dei combustibili fossili nella generazione elettrica, altri prevedono che potranno continuare ad essere utilizzati solo se associate a tecnologie di cattura delle emissioni.

Facendo una sintesi delle diverse proiezioni, possiamo dire che le fonti rinnovabili dovrebbero fornire tra il 60% e il 77% dell’energia agli usi finali entro il 2050: oggi siamo circa al 15%, quindi dobbiamo lavorare per un incremento medio dell’energia prodotta da FER che sfiora il 3% annuo.

Nella riduzione delle emissioni, ancor più importante delle rinnovabili, sarà l’efficienza energetica, ovvero la riduzione dei consumi energetici finali. Infatti se dovessero continuare a crescere ai livelli attuali, nel 2050 il fabbisogno di energia risulterebbe aumentato del 75% rispetto al 2010. Per rimanere sotto i +1,5°C, invece, l’incremento dovrà limitarsi a +10%-30% a fronte di un tasso di crescita del PIL mondiale del 3,4% anno in media. In altre parole, bisognerà fare di più con meno energia.

Il rapporto analizza gli usi energetici finali anche per settore, diversificando le strategie da adottare per trasporti, settore civile e industria. L’uso di energia nelle industrie oggi causa il 25% delle emissioni complessive legate alla produzione e uso dell’energia. In particolare, le industrie siderurgica, dei metalli e minerali non ferrosi, la chimica e il cartario, rappresentano il 72% delle emissioni dell’industria.

Per raggiungere l’obiettivo di +1,5°C, l’industria dovrà perseguire 5 obiettivi:

  1. Ridurre la domanda
  2. Fare efficienza energetica
  3. Incrementare l’uso di energia elettrica rispetto ad altre fonti
  4. Utilizzare combustibili a minor contenuto carbonico
  5. Sviluppare processi per la cattura delle emissioni

Serviranno molti investimenti e lo sviluppo di strategie ad hoc. L’IPCC sottolinea con forza la necessità di adottare sistemi di gestione dell’energia avanzati e porre in essere politiche che favoriscano una più rapida adozione delle tecnologie più efficienti. Inoltre, si dovranno ridurre sprechi e perdite, ad esempio recuperando l’energia termica dissipata dove sia tecnicamente ed economicamente fattibile. Gli investimenti necessari saranno dell’ordine dei 3 trilioni di dollari all’anno, comprendendo la produzione di energia a bassa intensità di carbonio e gli interventi di efficienza.

Ci sentiamo di dire che in Samandel stiamo facendo la nostra parte, sostenendo l’efficienza energetica e la produzione di energia da fonti rinnovabili, con  progetti progettati, finanziati e realizzati da noi attraverso l‘Energy Performance Contract . Vogliamo aiutare le imprese ad essere protagoniste di una partita che ci sembra fondamentale per tutti.