Energia: i consumatori non saranno più gli stessi

Prosumer, aggregatori, energy citizens e energy communities. Il profilo del consumatore di energia sta cambiando in tutta Europa.

Chi sono i prosumer?

Il termine prosumer, che deriva dalla fusione tra il termine Producer ed il termine Consumer, indica un utente che assume un ruolo sempre più attivo (e decisionale) nelle fasi della produzione, distribuzione e consumo di energia. Per tali profili di utenti le tecnologie legate al monitoraggio, all’efficienza energetica, all’accumulo e alla building automation assumono un ruolo sempre più significativo.

Prendiamo ad esempio i proprietari di piccoli e medi impianti fotovoltaici: loro sono i tipici prosumer. Infatti, tali impianti, hanno caratteristiche tecniche e progettuali fondate sulla massimizzazione dell’autoconsumo in quanto esso rappresenta il volano per la convenienza economica.

E gli aggregatori?

Ma i prosumer possono anche “fare squadra” in gruppi numerosi e dare vita agli aggregatori che, in maniera “virtuale”, diventano grandi per immettere e quindi vendere in rete l’elettricità facendo entrare la loro energia nel mercato elettrico. In sostanza, un aggregatore offre la possibilità di creare una centrale elettrica virtuale con centinaia di sistemi di accumulo connessi, monitorati centralmente e di continuo che “stivano” l’energia prodotta dagli impianti rinnovabili, in particolare quelli fotovoltaici. In questo modo si può arrivare a sostituire parte della capacità di generazione elettrica da fonti fossili del Paese con un sistema diffuso di generazione rinnovabile aggregando diversi dispositivi di energy storage in grado di fornire servizi di vario tipo e sviluppare modelli di controllo della domanda elettrica. Non ultimo l’aggregatore può utilizzare in modo coordinato le singole unità e offrire gli stessi servizi delle centrali elettriche tradizionali. Questo consentirebbe l’accesso oltre che ai mercati spot, anche al mercato dei servizi di dispacciamento, al quale non avrebbero accesso le singole unità.

Qualche dato

Secondo l’Unione europea al 2050 la metà dei cittadini europei potrebbe produrre da sé l’energia che utilizza, mentre al 2030 gli energy citizens potrebbero arrivare a produrre 611 TWh/anno, il 19% della domanda elettrica europea, per passare al 45% nel 2050 con 1.557 TWh/anno.

Chiamiamola innovazione o rivoluzione o altro. Rimane il fatto che il modello energetico basato sulla produzione centralizzata (da fonti fossili) è destinato a scomparire e questa volta ce lo dice la nuova direttiva europea sulle fonti di energia rinnovabile.

La direttiva, infatti, riconosce il diritto dei cittadini e delle comunità per l’energia ad autoprodurre, autoconsumare, stoccare l’energia rinnovabile, e a vendere quella in eccesso ad un prezzo pari come minimo al valore di mercato.

Grazie ai diritti riconosciuti dalla direttiva rinnovabili – ha scritto Dario Tamburrano, membro del Parlamento Europeo e uno dei principali fautori della direttiva – i cittadini europei ora sono in grado di prendere il controllo della produzione dell’energia. Diventa possibile un nuovo modello di energia e di società: una rete in cui si produce, si consuma e ci si scambia fra pari energia da fonti rinnovabili al posto della piramide che dalla grande centrale di produzione, alimentata da combustibili fossili, distribuisce energia ad ogni singolo consumatore ed immette gas serra all’atmosfera.

Anche la Strategia Energetica Nazionale del 2017 da chiare indicazioni in questo senso: “Centralità del consumatore come motore della transizione energetica, da declinare in un maggiore coinvolgimento della domanda ai mercati tramite l’attivazione della demand response, l’apertura dei mercati ai consumatori e auto-produttori (anche tramite aggregatori) e lo sviluppo regolamentato di energy communities”.

E tu? Sei pronto a diventare un prosumer?