Decreto FER1: nuove possibilità di guadagnare con il fotovoltaico.

L’attesissimo Decreto FER1 è stato infine pubblicato in Gazzetta Ufficiale ai primi di Luglio (DM4 luglio 2019) e a fine agosto è arrivato anche il regolamento operativo del GSE. Il nuovo strumento legislativo, che si inserisce nel Piano Nazionale Integrato di Energia e Clima (PNIEC), dovrebbe portare, secondo le previsioni del MISE, all’installazione di circa 8.000 MWp di potenza aggiuntiva da rinnovabili e investimenti per oltre 10 miliardi di €.

Per quanto riguarda il fotovoltaico, gli incentivi saranno erogati secondo due meccanismi operativi differenti, detti di registro o asta.

Gli impianti tra 20kWp e 1MWp dovranno essere iscritti a speciali registri attraverso i quali a ciascuno sarà assegnata una posizione di priorità in base a diversi criteri tra cui le caratteristiche del sito di installazione, la data di iscrizione e il ribasso proposto rispetto alla tariffa incentivante massima prevista (105€/MWh per gli impianti compresi tra 20kWp e 100kWp e 90€/MWh per quelli di potenza compresa tra 100kWp e 1MW) per la remunerazione dell’energia immessa in rete. Per gli impianti realizzati in sostituzione di coperture in amianto, si potranno ricevere ulteriori 12€/MWh per l’energia prodotta, mentre per gli impianti tra 20kWp e 100 kWp sarà possibile usufruire di ulteriori 10€/MWh su tutta l’energia autoconsumata, a patto che questa sia superiore al 40% dell’energia prodotta dall’impianto.

I registri saranno aperti in date già note (il primo il 30 settembre, il secondo il 31 gennaio 2020, il terzo il 31 maggio 2020, ecc.) e da quel momento ci saranno 30 giorni di tempo per iscrivere l’impianto per cui si richiede l’incentivo. Entro 90 giorni dalla chiusura, il GSE comunicherà la lista degli impianti ammessi all’incentivo e la rispettiva tariffa accordata a ciascuno. Facendo due conti, quindi, i lavori per i primi impianti realizzati col nuovo incentivo partiranno nella primavera 2020, seguendo queste tappe 30 settembre (apertura registro) + 30giorni = 30 ottobre (chiusura registro) + 90giorni (esiti) = 30 gennaio (accettazione dell’incentivo).

La seconda modalità, per gli impianti di potenza superiore a 1MWp, prevede invece la partecipazione ad aste in cui ciascun concorrente potrà offrire un ribasso compreso tra il 2% e il 70% rispetto alla tariffa massima prevista (70€/MWh).

Cosa cambia quindi rispetto ai vecchi Conto Energia?

Le differenze principali, in sintesi, ci sembrano queste.

  • l’accesso all’incentivo non è certo, ma è necessario “qualificarsi”, presentando una serie di documenti e progettando un impianto con determinate caratteristiche: meglio affidarsi a professionisti.
  • l’incentivo non è riconosciuto su tutta l’energia prodotta (ad eccezione del premio amianto), ma solo su quella immessa in rete: è previsto inoltre un meccanismo a 2 vie per cui l’incentivo corrisponderà sempre al valore massimo ottenibile immettendo l’energia in rete, anche se il prezzo zonale (semplificando, il prezzo a cui viene pagata l’energia dal Mercato) dovesse essere superiore.

Cosa, invece, ritorna sul mercato?

In termini pratici, torna la possibilità di realizzare impianti non finalizzati esclusivamente all’autoconsumo. Come abbiamo avuto modo di osservare in altre occasioni, il costo degli impianti fotovoltaici negli ultimi anni si è ridotto al punto da rendere possibile realizzare investimenti molto profittevoli anche in assenza di incentivo, a patto che una quota importante dell’energia prodotta sia destinata all’autoconsumo. Con gli incentivi, invece, è possibile mettere a reddito una superficie libera (ad esempio, un tetto) affidando la realizzazione dell’impianto ad un investitore esterno che vende tutta o una parte dell’elettricità prodotta alla rete al prezzo incentivato.

Un esempio pratico, con dei numeri semplificati.

Ipotizziamo che un’azienda (ad esempio una commerciale che importa prodotti dall’estero e dispone di un grande magazzino merci) abbia un consumo di energia elettrica di 250.000 kWh/anno per l’illuminazione, la climatizzazione degli ambienti, e le macchine per l’imballaggio dei prodotti. A seconda del profilo di consumo, della posizione geografica e dell’esposizione, un impianto dimensionato per l’autoconsumo della massima parte dell’energia prodotta, avrebbe una potenza di 100-150 kWp. Un impianto di 150kWp occupa uno spazio di circa 1.000mq, ma il magazzino ha una estensione molto superiore, diciamo 5.000mq, sulla quale potrebbe essere realizzato un impianto molto più potente, intorno a 800kWp. Grazie agli incentivi, un investitore come Samandel, può realizzare a proprie spese l’impianto fotovoltaico sulla copertura del capannone, realizzare un SEU, ovvero vendere al cliente solo l’energia che gli serve ad un prezzo scontato rispetto a quello di mercato, e cedere la restante produzione in rete in cambio dell’incentivo. Se il cliente non è interessato ad acquistare l’energia prodotta dall’impianto, Samandel può immettere il 100% della produzione in rete e riconoscere al proprietario dell’immobile un affitto per lo spazio occupato dall’impianto.

 

Si tratta quindi di una nuova opportunità, che riteniamo possa sbloccare molti investimenti che erano rimasti sospesi, a volte per l’impossibilità delle aziende di affrontare investimenti in attività non core-business, a volte anche per problemi pratici come la necessità di modifiche a porzioni di copertura che rendevano la struttura “un collage” di vari pezzi, sempre malvisto dalla proprietà immobiliare.

Occorre però essere svelti, contattaci subito!