Le 5 domande più popolari sui Contratti EPC

Il contratto EPC è nato negli Stati Uniti a metà degli anni ’70 a seguito della crisi petrolifera. In Europa, è stato disciplinato dalla Direttiva Comunitaria 2006/32/CE (D. Lgs 115/2008). La definizione della Direttiva Comunitaria 2012/27/CE recita:

accordo contrattuale tra il beneficiario e il fornitore di una misura di miglioramento dell’efficienza energetica, verificata e monitorata durante l’intera durata del contratto, laddove siano erogati investimenti (lavori, forniture o servizi) nell’ambito della misura in funzione del livello di miglioramento dell’efficienza energetica stabilito contrattualmente o di altri criteri di prestazione energetica concordati, quali i risparmi finanziari.

Dopo un decennio però, l’Energy Performance Contract, rimane ancora una modalità commerciale dal potenziale ampiamente inespresso a causa della sua natura atipica e di una certa percepita complessità causata dal fatto che in esso si uniscono contenuti giuridici (garanzie, assicurazioni, norme di sicurezza ecc.), economici (modalità di finanziamento, calcolo delle prestazioni, ecc.) e tecnici (diagnosi energetica, impiantistica, monitoring etc.).

Durante un recente convegno, Andrea Brumgnach, il CEO di Samandel S.p.A., ha risposto ad alcune domande tipiche su questa tipologia di contratti.

“Da dove è nata l’esigenza di sviluppare contratti di questo tipo?”

“Ci sono due principali driver: la necessità di creare anche in ambito energetico uno strumento che favorisse il cosiddetto partenariato pubblico privato, ossia quella sfera di investimenti, che sono necessari agli obiettivi di efficienza e sostenibilità, ma che il settore pubblico non può realizzare per problemi finanziari, tecnologici e di competenza.

Il secondo driver, specialmente in Italia, è nato invece dall’esperienza del mondo E.S.Co, che vedono in questo strumento la soluzione per divulgare e spingere le tecnologie più innovative che ancora non godono di piena fiducia sul mercato, e per differenziarsi rispetto ad altre forme di finanziamento “classiche” che sono prive di ogni garanzia sui rischi tecnologici dell’investimento.

“Il mercato dell’EPC non è stato recettivo, come si attendeva. Quale può essere la causa?”

“Anche in questo caso, vedo due principali motivi, uno endogeno ed uno esogeno. La prima ragione la complessità intrinseca di questo contratto, che racchiude insieme elementi tecnici, finanziari ed economici. Racconto spesso un aneddoto: quando ho inviato una delle prime bozze di contratto EPC ad una multinazionale cliente, nessuno nel loro numeroso team di legali interni si sentiva in grado di analizzare e avvallare il contratto, al punto che hanno dovuto rivolgersi ad un legale esterno, specializzato in questi temi.

La seconda ragione, è più sistemica: il settore delle ESCo è stato a lungo popolato da società che operavano esclusivamente nell’ambito dei Certificati Bianchi, con un approccio più speculativo che consulenziale, che non ha contribuito a creare una buona immagine del nostro settore. Da luglio 2016, per definirsi ESCo, è obbligatorio ottenere la certificazione UNI CEI 11352 che stabilisce in modo molto stringente le competenze tecniche, finanziarie e gestionali che una ESCo deve possedere. Un dato rappresentativo? Delle 4.500 presenti fino all’obbligo di certificazione, oggi le ESCo attive sono circa 250, e il numero probabilmente è destinato a calare ancora.

“Molti potenziali clienti lamentano che i costi di un EPC sono molto elevati rispetto ad altre opzioni di investimento come il finanziamento bancario o l’investimento in equity”

“In termini strettamente finanziari, molto spesso è vero, l’EPC è la formula di finanziamento più onerosa, ma è anche unica. Qualcuno potrebbe pensare che sia l’ennesima tentazione speculativa delle ESCo, ma la verità è che non esiste sul mercato un contratto più protettivo per il cliente rispetto ad un EPC. Quando sottoscrive un Energy Performance Contract, la E.S.Co assume su di sé tutti i rischi tecnologici e finanziari in quanto basa il proprio guadagno sulla “scommessa” di fornire un servizio al Cliente ottenendo un risparmio. Per dirla in modo molto semplice, se una certa macchina installata dalla ESCo non produce alcun risparmio, la ESCo non ci guadagna nulla. Provate ad andare in banca a farvi ridare i soldi perché la vostra nuova caldaia consuma più di quanto vi aspettaste.. Voglio dire, che la tutela per il cliente è totale, al punto che la ESCo si occupa di progettazione, installazione e manutenzione ordinaria e straordinaria per tutta la durata contrattuale. L’EPC costa di più di un’altra formula di finanziamento perché vale di più.”

“Chi è il cliente tipico di un EPC?”

“È pensiero comune che l’EPC venga richiesto dall’azienda in difficoltà economica che magari non ha liquidità per fare investimenti. In realtà, nella mia esperienza, la società in rosso, ha ben altre problematiche da gestire che non il revamping tecnologico all’avanguardia. Il cliente comune se così si può dire, perché servono imprenditori o manager non comuni, spesso è la multinazionale o l’impresa PMI evoluta, che avendo un programma di investimenti da portare a termine nei successivi 3-4 anni, decide di accelerare nell’innovazione spostando sulla E.S.Co, una percentuale degli stessi e portando a termine il percorso evolutivo con uno o due anni di anticipo sulla tabella di marcia. L’EPC per sua natura, si autosostiene sempre con il risparmio generato quindi affiancare gli investimenti in equity con un’attività in project financing, libera risorse due volte, per il mancato costo di investimento iniziale e per la percentuale di saving condivisa da subito. In sostanza è un turbo alla pipeline di investimenti.

“Come vedete il futuro di questa attività?”

“Dal punto di vista tecnologico, lo sviluppo continuo di nuovi prodotti e processi a minor impatto energetico e ambientale ci consentirà sempre di proporre alle aziende nuovi progetti. Dal punto di vista commerciale, penso che ci sia ancora da seminare, da diffondere questa cultura, ma le società più strutturate e organizzate si stanno già muovendo e faranno da traino ai loro settori di appartenenza. Quindi c’è da essere ottimisti. Abbiamo casi concreti nei quali il Cliente che ha sottoscritto il primo contratto EPC, toccando con mano l’enorme vantaggio derivante da questa tipologia contrattuale, sta implementando altri interventi con la medesima formula”

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