Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica: appena arrivato già delude!

Il mercato dell’efficienza energetica ha il suo Godot: dopo anni di attesa (per la precisione 3 anni 5 mesi e 24 giorni), il 28 dicembre 2017 è stato firmato il decreto che costituisce il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica. La firma è avvenuta di concerto tra il MISE, il MEF, e il MATTM e il decreto è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 marzo 2018.

A cosa serve il Fondo?

Il Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica ha natura rotativa (ovvero non prevede stanziamenti a fondo perduto) e lo scopo di sostenere gli investimenti in interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica nelle imprese e nelle PA, attraverso la messa a disposizione di risorse economiche sotto forma di finanziamento a tasso agevolato o fondo di garanzia.

Quanto vale?

La dotazione attuale del FNEE è di 150 milioni di euro, ma il MISE prevede di mettere a disposizione ulteriori 35 Mio € nel trienno 2018-2020. Secondo il comunicato del MISE, nella legge di stabilità 2018 dovrebbero essere previste ulteriori risorse per una specifica sezione a sostegno dell’ecobonus: nella situazione politica attuale però, è lecito ritenere che il destino di queste risorse sia ancora tutto da decidere.

Ad oggi il FNEE si articola in 2 sezioni che operano per:

  1. la concessione di garanzie su singole operazioni di finanziamento, cui è destinato il 30% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo;
  2. l’erogazione di finanziamenti a tasso agevolato cui è destinato il 70% delle risorse che annualmente confluiscono nel Fondo

La sezione garanzie prevede inoltre, una riserva del 30% per gli i interventi riguardanti reti o impianti di teleriscaldamento, mentre il 20% delle risorse stanziate per la concessione di finanziamenti è riservata alla PA.

Cosa finanzia il Fondo?

L’opportunità più interessante per le imprese è la possibilità di accedere a prestiti agevolati al tasso dello 0,25% per una durata massima di 10 anni a copertura del 70% dei costi agevolabili. Attenzione, però, perché i costi agevolabili non corrispondono alla totalità dell’investimento, ma solo alla sua componente addizionale. Ciò significa che non si potrà utilizzare il meccanismo per acquistare apparecchiature necessarie ad adeguarsi a regolamenti vigenti, o per installare sistemi con prestazioni in linea con la media di mercato. Per accedere ai finanziamenti, le imprese dovranno puntare sull’innovazione, anticipare il mercato.

Il ruolo delle ESCo

In questi anni di attesa, le speranze delle ESCo sono state rivolte soprattutto alla dotazione della sezione 1), ovvero quella di garanzia volta a mitigare il rischio di investimento. Capita infatti che una ESCo rinunci ad investire con un contratto di Energy Performance Contract perché il cliente non è in grado di offrire le garanzie finanziare a tutela dell’intervento col risultato di innescare un circolo vizioso in cui la ESCo rinuncia a fare il proprio mestiere e il cliente non beneficia del risparmio e dell’innovazione utili a rilanciare la propria competitività. Purtroppo il Fondo ignora questi aspetti, e limita la possibilità di investimento delle ESCo al solo settore pubblico e all’edilizia popolare.

Insomma, per le imprese interessate all’innovazione tecnologica e all’efficienza energetica libere da lacci e lacciuoli, la migliore strada è ancora quella di sottoscrivere un contratto di rendimento energetico direttamente con una Energy Service Company con adeguate capacità di investimento diretto, come Samandel.