Chi ha paura del monitoraggio energetico?

La diagnosi energetica è un tema che sta tornando attuale nelle conversazioni tra energy manager, ESCo e aziende: infatti le diagnosi obbligatorie introdotte dal dlgs.102/2014 ed effettuate nel 2015, dovranno essere rinnovate e corrette nel 2019.

In questi 4 anni però è cambiato tutto: se per quella prima tornata, molte delle oltre 12.000 diagnosi furono realizzate sulla base di dati ipotetici, per il rinnovo sarà necessario utilizzare dati energetici misurati secondo criteri ben precisi messi a punto dall’ENEA.

L’ennesimo balzello imposto dallo Stato sulle spalle delle imprese italiane o un mezzo per migliorare la competitività?

Cerchiamo di dare una risposta con i numeri di un caso reale, che ha visto come protagonista Samandel Spa, ESCo con sede a Milano ma attiva in tutta Italia, e un’azienda tessile del biellese.

L’azienda ACME Spa – nome di fantasia ma consumi reali – opera nel settore tessile e consuma ogni anno circa 2 GWh di energia elettrica e 650.000 mc di gas metano pari, complessivamente, a circa 800 TEP (Tonnellate Equivalenti di Petrolio).

Dalle linee guida per il monitoraggio messe a punto dall’ENEA ricaviamo la tabella che definisce, in base al consumo complessivo del sito in esame, quanto e cosa è necessario misurare.

Consumo annuo di riferimento (tep/anno) Attività principali (%) Servizi Ausiliari (%) Servizi Generali (%)
> 10.000 85 50 20
 8.900 10.000 80 45 20
 7.800 8.899 75 40 20
6.700 7.799 70 35 20
5.600 6.699 65 30 20
4.500 5.599 60 25 10
3.400 4.499 55 20 10
2.300 3.399 50 15 10
1.200 2.299 45 10 5
100 1.199 40 5 5

ACME si trova nella fascia inferiore, tra 100 e 1199 TEP di consumo annuo, ed è quindi tenuta a misurare per ciascun vettore energetico, il 40% delle attività principali (cioè le linee produttive), e solo il 5% dei consumi ausiliari (es. aria compressa) e dei servizi generali (es. le luci).

Il gas metano viene utilizzato, nel processo, per una caldaia industriale che produce vapore, e a scopo civile, per il riscaldamento degli uffici. Le due forniture sono gestite con contratti separati quindi per assolvere l’obbligo basterà fare riferimento ai consumi misurati dai contatori fiscali.

Per l’energia elettrica invece, il contatore generale non fornisce informazioni sufficientemente dettagliate, perciò bisogna individuare su quali carichi è conveniente installare i nuovi misuratori. Se la Diagnosi Energetica realizzata nel 2015 è stata fatta a regola d’arte, i consumi dovrebbero essere già stati suddivisi nelle tre categorie indicate nella tabella precedente, e a ciascuna linea o macchina dovrebbe essere stato assegnato un consumo ipotetico.

Come spesso accade nelle PMI, alla ACME poche macchine sono responsabili di una parte molto significativa dei consumi: la linea di tessitura principale e due linee di finissaggio totalizzano un consumo pari al 44% del totale per usi produttivi. Ciò significa che per rispondere all’obbligo di contabilizzare il 40% dei consumi produttivi, basteranno 3 strumenti di misura.

Per gli usi ausiliari e generali, è ancora più semplice. Per i primi, risulta che un singolo compressore sia responsabile del 70% dei consumi di questo gruppo, mentre per i secondi, la sola illuminazione degli uffici ha un peso del 40%.

In sintesi alla ACME SpA per assolvere agli obblighi imposti dalla normativa sarà sufficiente:

  • utilizzare i dati delle fatture del gas metano senza installare nessun apparecchio aggiuntivo;
  • installare 5 misuratori di energia elettrica.

Risulta abbastanza evidente che si tratta di un investimento limitato sia in termini di tempo che di risorse economiche da dedicare. Con la formula messa a punto da Samandel un’azienda simile ad ACME Spa può avere i 5 misuratori, il portale web per vedere i dati in tempo reale, il servizio di reportistica sui consumi, e la diagnosi energetica, con una spesa di poche centinaia di euro al mese da qui al 2019.

E le buone notizie non si fermano qui: secondo il primo Digital Energy Report, presentato a fine novembre dall’Energy Strategy Group del Politecnico di Milano, i sistemi di monitoraggio sono investimenti che si ripagano in meno di 2 anni, con tassi di rientro del capitale sempre superiori al 20% e in grado di generare benefici ora intangibili ma che nel prossimo futuro, potrebbero influenzare il modo stesso di fare business delle aziende.

Il sistema di monitoraggio infatti, può essere sviluppato nel tempo fino a coprire il 100% dei consumi e aprendo la strada a nuove opportunità di risparmio e a nuovi modi di acquistare e scambiare energia con la rete. Una rete di negozi potrebbe scoprire come i parametri ambientali influenzano le proprie vendite, in un ufficio si potrebbe scoprire come la temperatura dei locali condiziona la produttività degli impiegati, e tutti, trasformandosi da consumer a prosumer, (produttore/consumatore) potranno vendere o acquistare l’energia elettrica in modo molto più dinamico di come avviene oggi, scegliendo di consumare o risparmiare in funzione del costo dell’energia istante per istante.

Monitorare oggi per essere più competitivi da subito! Samandel ti può aiutare!

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