Da queste parti cerchiamo di avere un approccio scientifico alle cose, specie quelle che riguardano il settore energetico, anche perché ne abbiamo viste e sentite tante di promesse non mantenute, di tecnologie semi-miracolose che avrebbero dovuto cambiare per sempre il nostro settore. Dalle fuel cell, che da 30 anni sembrano sul punto di svoltare ma non escono mai dalla loro nicchia, ai moduli fotovoltaici con rendimenti mitologici del 50% che però funzionano solo in segretissimi laboratori tedeschi, alla microcogenerazione diffusa casa per casa, giusto per citare le prime che ci vengono in mente.

 

Il panorama delle nuove possibilità

Diversamente, altre tecnologie a forza di investimenti, fallimenti e risalite sembrano davvero sul punto di farcela: è il caso dell’idrogeno che da anni è immaginato sia come carburante di transizione che come vettore energetico per il bilanciamento delle reti “destabilizzate” dalla discontinuità delle rinnovabili, e che oggi vive una stagione di concretezza senza precedenti, nonostante i giusti interrogativi sui processi produttivi e i già numerosi distinguo tra idrogeno grigio verde e blu.

Maggiore concretezza stanno acquistando anche le smart grid, grazie allo sviluppo tecnologico e all’integrazione delle reti nazionali, ma anche a politiche che spostano concretamente l’attenzione dalla dicotomia produttore vs consumatore e permettono la nascita dei primi veri prosumer. E quanta attesa c’è anche per il definitivo sviluppo delle reti in fibra a “banda larghissima” e del 5G che dovrebbero rendere la rete sempre più intelligente e flessibile.

Al centro della scena resta saldamente anche il “negawatt”, nomignolo con cui alcuni amano sintetizzare l’idea dell’energia risparmiata, non prodotta. Se le imprese già da tempo hanno intrapreso un percorso di riduzione dei consumi, finalmente iniziative come il Superbonus 110% possono fare la differenza anche sull’efficienza energetica del settore privato.

Sullo sfondo di questa incoraggiante istantanea del settore dell’energia in cui le fonti rinnovabili e l’efficienza sono sempre a fuoco, si muovono però anche gli immarcescibili attori di sempre. Il petrolio domina i mercati finanziari e conserva un sostanziale monopolio nell’ambito dei trasporti, il carbone è la cosa che si fa ma non si dice e domina il mix energetico di molti stati europei: quasi 80% in Polonia, 40% in Repubblica Ceca e 30% anche nella modernissima Germania.

Solo che non c’è più tempo da perdere, è necessario cambiare drasticamente il modello di produzione dell’energia, dappertutto e in fretta e le rinnovabili sono, a nostro avviso l’unica via percorribile.

A questo punto sorge spontanea una riflessione sul convitato di pietra del settore dell’energia: il nucleare.

Sono trascorsi esattamente 10 anni dallo tsunami che danneggiò gravemente il sistema di raffreddamento dei reattori 1-2-3 della centrale di Fukushima Dai-ichi e i giornali di tutto il mondo riportano la notizia che l’acqua radioattiva utilizzata per tenere le reazioni nucleari sotto controllo, verrà riversata in mare. Del resto, è l’unica soluzione possibile, perché pensare di accumularla “per sempre” in serbatoi è con tutta evidenza un’ipotesi impraticabile.

 

La storia che ritorna

Il 26 aprile è stato il 35esimo anniversario dell’incidente di Chernobyl, una tragedia tutt’altro che risolta, ma seppellita sotto un sarcofago di cemento armato per – si sperava – i prossimi 100 anni.

Si sperava sì perché qualche settimana fa la rivista Science ha riportato che durante un conferenza in occasione dell’anniversario del disastro nucleare di Chernobyl, Maxim Saveliev, dell’Ispnpp ha affermato che “Ci sono molte incertezze” e ha aggiunto “Non possiamo ancora escludere la possibilità di un incidente”.

Il numero di neutroni sta aumentando lentamente, aggiunge Saveliev, suggerendo che bisogna capire il prima possibile come poter evitare questa minaccia.

Infatti il numero di neutroni, stabili in molte aree, è però cresciuto in alcuni punti, quasi raddoppiando in quattro anni nella camera 305/2. “È come la brace in un barbecue”, ha detto Neil Hyatt, chimico dell’Università di Sheffield. “Il timore è che la reazione di fissione acceleri in modo esponenziale, portando a un rilascio incontrollato di energia nucleare”.

 

Abbiamo ancora bisogno del nucleare?

E quindi, senza velleità di aggiungere un capitolo non richiesto all’infinito dibattito su nucleare sì/no, ci sembra una buona occasione per ribadire il nostro punto di vista sulla questione, su cui peraltro i nostri concittadini si sono pronunciati con ben 2 referendum. Ecco le 7 ragioni per cui ci riteniamo laicamente anti-nuclearisti.

  1. La fusione nucleare non esiste. Nonostante le speranze che, come il ministro Cingolani, nutriamo sullo sviluppo della fusione nucleare, rimaniamo scettici sulla possibilità che diventi una realtà in un orizzonte temporale che consenta di fare la differenza sul cambiamento climatico. ITER, il più importante progetto internazionale per la costruzione di una centrale a fusione nucleare è stato concepito nel 1987 ma perlomeno fino al 2035 non sarà completato: e si tratta di un impianto sperimentale.
  2. La fissione produce scorie che nessuno sa dove mettere. Certo, si potrebbe argomentare a lungo sulle diverse scelte tecnologiche per il trattamento delle scorie, ma la brutale verità è che semplicemente saranno nascoste sotto terra, anche se ben pochi Paesi (o forse nessuno) hanno identificato dei siti definitivi per questa attività. In Italia sono stati identificati 67 siti potenziali, che dovranno essere sicuri per almeno 300 anni quindi al riparo da alluvioni, terremoti, eruzioni vulcaniche. Serve aggiungere altro
  3. Il nucleare è caro. Mentre i costi dell’energia da fonti rinnovabili sono caratterizzati da un calo costante, tanto da essere diventate di fatto in molti paesi la fonte di energia più conveniente, l’energia nucleare costa sempre di più. Dei circa 50 impianti attualmente in costruzione o ristrutturazione, la gran parte si trova in Cina, India ovvero in Paesi con basso o nullo livello di liberalizzazione del mercato dell’energia. In Europa è diventato ormai celebre il progetto di costruzione della centrale finlandese Okiluoto 3: la centrale EPR cosiddetta di terza generazione, i cui lavori, iniziati nel 2005 per finire nel 2010 non sono ancora ultimati: nel frattempo nessuno sa quanto costerà veramente, ma le stime più cautelative parlano di almeno 9 miliardi di euro, almeno 3 volte il budget.
  4. Il nucleare non è adatto ai Paesi in via di sviluppo. Anche ammettendo che i paesi avanzati siano perfettamente in grado di gestire i rischi di una centrale nucleare (i giapponesi sembravano invincibili, no?), certamente una tecnologia così costosa e complessa non è adeguata a soddisfare i fabbisogni energetici di paesi più poveri e instabili dove il rischio di incidenti sarebbe davvero troppo elevato.
  5. Il nucleare non si sposa bene con le nuove reti. Se c’è una cosa che sembra certa è che sia una buona idea passare ad un modello di produzione di energia decentrata e infatti è quello che sta accadendo con lo sviluppo delle smart grid e il nuovo ruolo di prosumer di cui abbiamo parlato prima. La famigerata Okiluoto 3, se mai dovesse essere completata, produrrebbe il 30% dell’energia elettrica del Paese. Ha senso?
  6. Le persone non sono razionali. Con buona pace delle teorie economiche neoclassiche, le persone non operano quasi mai scelte razionali. Quest’anno di pandemia ce ne ha dato una rappresentazione molto evidente, anche senza riferirsi alle percezioni distorte del rischio vaccinale. Per quanto gli esperti si sgolino per spiegare che il pesce pescato nel mare di Fukushima è sicuro, chi sarà veramente disposto a mangiarlo? Di fatto un intero settore economico è stato distrutto da un singolo -per quanto eccezionale- incidente. Senza contare le ripercussioni di politica estera con i paesi vicini.

 

In conclusione?

Proprio pochi giorni fa hanno scoperto -forse, praticamente per caso- l’esistenza di una nuova particella quantistica o di una sconosciuta nuova forza della natura: in altre parole, abbiamo ancora molto da imparare sul microscopico mondo della fisica subatomica. Stiamo invece diventando piuttosto bravi a sfruttare il sole, il vento, il moto ondoso e fare di più con meno risorse. A noi sembra più ragionevole continuare con la ricerca e nel frattempo montare un impianto fotovoltaico su ogni tetto.

Le tecnologie per agire subito ci sono, scoprile con noi!