Dalla nostra prospettiva di Paesi ricchi, la parola “povertà”, evoca la mancanza di cibo, vestiti, accesso alle cure mediche: temi che per nostra fortuna ci sembrano molto lontani. Esistono però altre forme di povertà che possono rendere la vita delle persone molto complicata e avere serie ripercussioni anche sulla salute e sulla capacità degli individui di realizzarsi. Pensate a vostra nonna che si lamenta sempre di aver freddo, o ai vostri figli che fanno DAD avvolti in una coperta, o a voi stessi e a quanto vi manca (anche) il microclima del vostro ufficio. Ecco, quella è la povertà energetica.

 

La povertà energetica

In verità non esiste una definizione precisa di (e come vedremo questo è uno degli aspetti del problema) ma, semplificando un po’, possiamo dire che è la condizione di chi non è in grado di riscaldare o raffrescare adeguatamente il luogo in cui vive o spende troppo per farlo. Si tratta di un problema noto da tempo, ma è di particolare attualità in questi mesi in cui, da un lato i lockdown hanno costretto in casa milioni di cittadini in tutto il continente, dall’altro diverse iniziative comunitarie e dei singoli Stati incentivano interventi di efficienza energetica negli edifici.

La povertà energetica è un problema sfaccettato e in qualche modo sfuggente, tant’è che non si è ancora trovato un indicatore univoco per misurarla. Tutti i principali studi concordano sul fatto che la povertà energetica possa essere descritta da due punti di vista: uno tecnologico e l’altro economico. In cifre: circa 30 milioni di cittadini europei, vivono in case troppo inefficienti per garantire un comfort termico adeguato, mentre il 15,4% della popolazione spende una parte troppo importante del proprio reddito per scaldarsi (o raffrescarsi).

 

I cambiamenti climatici

Inoltre, in tempi di cambiamento climatico e di aumento della frequenza delle ondate di calore (tristemente nota quella del 2003 che causò in UE quasi 30 mila vittime) al problema del riscaldamento si affianca quello del raffrescamento, la declinazione estiva della povertà energetica. Osservando il fenomeno da questo punto di vista, troviamo una situazione speculare a quella appena descritta: i cittadini del nord Europa “boccheggiano” all’interno di case fortemente coibentate, mentre al sud i poveri energetici non dispongono delle risorse per installare un condizionatore (e quando lo fanno, soprattutto nei grandi centri urbani, favoriscono il fenomeno delle isole di calore).

Insomma, che la si guardi da sud o da nord, la povertà energetica esiste ed è diffusa!

 

Chi “soffre” di povertà energetica?

Può suonare sorprendente, ma a soffrire di povertà energetica nel contesto abitativo, sono soprattutto i Paesi con climi più temperati: le case di Malta, Grecia, Cipro e Portogallo sono costruite con isolamento termico insufficiente e, quando le temperature si abbassano, oltre il 20% delle persone non riesce a scaldarsi adeguatamente. Viceversa, nei Paesi a clima più freddo, le abitazioni sono dotate di migliore isolamento termico, ma le bollette sono salatissime: secondo alcune stime, addirittura per svedesi e finlandesi le spese di riscaldamento incidono sul budget familiare più del doppio del valore mediano dei Paesi UE.

 

E in italia?

In Italia oltre 2,3 milioni di famiglie vivono in condizioni di povertà energetica.

A maggior rischio sono prevalentemente i residenti nelle regioni del Sud d’Italia, con particolare riferimento a Campania, Calabria e Sicilia dove, al 2018, risultava in povertà energetica tra il 13% e il 22% della popolazione, un dato ben più elevato rispetto all’8,8% nazionale.

Lo scenario non cambia anche tenendo conto di caratteristiche regionali legate al differente costo della vita o agli specifici livelli medi di spese energetiche.

Come altri fenomeni, anche la povertà energetica colpisce più duramente le categorie deboli della nostra società: anziani a basso reddito, giovani disoccupati, donne, immigrati.

Ma allora la povertà energetica è solo uno degli aspetti della povertà “generica” o è anche qualcosa di diverso? In altre parole, per combattere la povertà energetica sono necessarie politiche sociali o energetiche? L’interrogativo può sembrare una sottigliezza filosofica, ma il punto di vista che si decide di adottare determina le soluzioni messe in campo.

L’approccio sociale (protezione) agisce attraverso l’adozione di forme di sostegno monetarie, come ad esempio le tariffe agevolate o il bonus energia. Diversamente, l’approccio energetico (prevenzione) punta a migliorare le performance energetiche degli edifici e delle apparecchiature.

Nel contesto della riduzione delle emissioni di gas serra richiesta a tutti i Paesi per fronteggiare il cambiamento climatico, quale approccio si dovrebbe adottare?

Come suggerisce la logica e certificano molti studi, occorre il giusto mix: un approccio esclusivamente sociale non incentiva il rinnovamento tecnologico, ma è controproducente anche concentrare tutte le risorse sulla sistemazione degli edifici, lasciando nell’immediato i poveri energetici senza sostegno economico. Va prestata attenzione anche a strumenti come la carbon tax, che se da un lato certamente stimolano l’efficienza energetica, dall’altro potrebbero comportare effetti regressivi, colpendo maggiormente le categorie già più povere.

Insomma, una bella matassa da dipanare, che il nostro Paese sta affrontando con alcune iniziative importanti come il superbonus110.

E se credete che siano temi un po’ da specialisti o da studiosi, pensate alle manifestazioni dei “gilet gialli” che nel 2019 in Francia hanno provocato gravi disordini a causa di una proposta di aumento delle tariffe sui carburanti. O al caso della Bulgaria, dove nel febbraio 2013 in seguito all’aumento dei costi di riscaldamento, la gente scese in piazza costringendo l’intero Governo alle dimissioni.

Rendere efficienti i nostri immobili è un passo importante verso la sostenibilità sia essa energetica, economica o sociale, ambiti che come abbiamo visto sono strettamente collegati. Scopri tutte le nostre soluzioni.